Anna Maria Ortese

~ In sonno e in veglia ~

Chi sono

Utente: gdc
Nome: Giorgio Di Costanzo (iguana1957@alice.it)

Categorie

1 settembre 1937
20 settembre
25 anni fa
25 aprile 1945
25 ottobre 2009
5 marzo 1922
9 marzo 1998

adriano spatola
alberto arbasino
aldo capitini
alessandro leogrande
alessandro quasimodo
alfonso berardinelli
alfredo giuliani
almirante boia
alonso e i visionari
althénopis
amelia rosselli
amici
andrea inglese
andrea pazienza
andreas friedrich muller
angela molteni
angelici dolori
anna maria ortese
anne sexton
annibale ruccello
anniversari
antifascismo militante
apparizione e visione
appunti sparsi e persi
arcangelo
archivio gdc
arte e parte
articoletti
articoli del manifesto
articoli dellunitĂ 
articoli di franz haas
articoli di liberazione
articoli di repubblica
articolini
articolucci
assassini
autori da riscoprire
avanspettacolo
avanzi di sacrestia
ballata
barbarie
bellezze del capitalismo
bertolt brecht
biancamaria frabotta
biografia
bla bla bla bla bla bla bla
camilla cederna
capitalismo assassino
capolavori
carlo coccioli
carlo jansiti
carmelo bene
carson mccullers
carte da macero
cattolicume becero e medievale
citati e non letti
citazioni
classici
clericofascismo
clessidra
cloro al clero
come eravamo
come in una tomba
commenti su anna maria ortese
convegno anna maria ortese
corpo celeste
corrado costa
critichessi
da leggere
dadapolis
danilo kis
dante iacono
dare i numeri
daria menicanti
dario bellezza
de- formazione
degenerazioni borghesi
demetrio stratos
documento 1966 - 1973
dwf
editing
editing di gdc
edizioni dellasino
elio pecora
elio vittorini
emilio villa
enrico berlinguer
erano e sono fascisti
erich fried
ermanno rea
esclusivo
fabio mauri
fabrizia ramondino
fabrizia recensore
falconer
fascismo
fascismo americano
fascismo di sinistra
fascisti di merda
fausto curi
federico aldrovandi
felice piemontese
fernanda romagnoli
ferruccio masini
filippo betto
filosofia
fondamentalismi
foto
foto di massimo pastore
francesca borrelli
francesco forlani
franco beltrametti
franco cavallo
franco fortini
franz haas
frederic prokosch
gdc
genocidio dei palestinesi
giancarlo vigorelli
gianni castagnoli
gianni delia
gianni toti
giorgio bassani
giorgio manacorda
giorgio manganelli
giorgio punzo
giornalacci di regime
giovanni giudici
giovanni semerano
giulia niccolai
goffredo fofi
goffredo parise
grandi dimenticati
grandi giornalisti
grandi ignorati e non letti
grandi tromboni
grazia cherchi
grazie nebbia
gunther anders
hans werner henze
harold pinter
henry martin
i leoni meccanici
il calore
il cappello piumato
il cardillo addolorato
il mare non bagna napoli
il monaciello di napoli
il mormorio di parigi
il nipote
il nuotatore
il porto di toledo
il rimore della pioggia a roma
imperialismo
impostori
impromptu
in sonno e in veglia
inciuci
ingeborg bachmann
internazionale
interviste
interviste a anna maria
interviste a fabrizia ramondino
iperborea
ischia ex isola verde
italiani brava gente
james purdy
john cheever
josef winkler
juan rodolfo wilcock
julio cortazar
kader abdolah
katherine mansfield
la figlia perduta
la lente scura
la libellula
la luna sul muro
la via
laura betti
le port de tolède
leo de berardinis
leonardo sciascia
lettere
letterottura
libri da leggere
libri letti da gdc
libri necessari
liguana
linea dombra
linutile
lisola riflessa
lo straniero
lorenzo milani
luca clerici
luciano anceschi
luigi amendola
luigi di ruscio
luigi malerba
luigi reitani
luigi schenoni
macelleria messicana
maestri
magda szabò
mahmoud darwish
malcolm
marcello benfante
maria
maria cumani
marianne moore
mariella bettarini
marina cvetaeva
mario rigoni stern
marisa bulgheroni
memoria
michel foucault
michel tournier
michele ranchetti
minculpop
mostri di casa nostra
nanao sakaki
napule è
nazisti
nefandezze
nico naldini
nico orengo
norberto bobbio
norman douglas
nuovo vecchio fascismo
oh cittĂ  dei sogni infranti
opus gay
ora e sempre resistenza
oreste pivetta
orrori del liberismo
oscurantismo
pacifismo
paolo volponi
partito comunista italiano
partito della libertĂ  condizion
passaggio a trieste
patrizia vicinelli
paul celan
pensiero unico - veltrusconi
per non dimenticarlo
peter handke
pier paolo pasolini
pina bausch
pippo delbono
pnf rsi msi an
poesia poeti ipotesi
poetessi
poetichese
poveri e semplici
premiata macelleria italiana
pretofilia
primi scritti
procida
proibizionisti doc
radiotreccia
razzismo quotidiano
recensioni su anna maria
renato minore
renzo paris
resistenza
revisionismo
rita levi montalcini
roberto saviano
romanacci de merda
rose e cenere
rossana rossanda
rsi msi an ambulanza nazionale
saharawi
sahrawi
sandro penna
sbattezziamoci
scemenze
scipione
scritti su anna maria
scrittori fascisti
scrittura cuneiforme
sembra proprio di stare in parad
senza parole
serie ospedaliera
silenzio a milano
silvia batisti
silvia rosselli
simone weil
sleep poesie in inglese
sono elijah thrush
stalin
star di casa
stefano moretti
storia
storie di patio
strage
strage di stato
sud
superstizioni
taccuino tedesco
televisione
terremoto con madre e figlia
testimoni di genova
thomas bernhard
tommaso landolfi
ulf peter hallberg
un giorno e mezzo
un po di giustizia
variazioni belliche
varie
vauro
vendette trasversali
ventennale di adriano spatola
veritĂ  e giustizia
vincenzo consolo
violette leduc
vota e fai votare
walter benjamin
wh auden
work in regress
è uno scherzo
1917
1960

Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

















lunedì, 09 giugno 2008

Lo scrittore spagnolo: "Criminalizzare un gruppo etnico è fascismo"
Javier Marias: brutta e povera Italia che non sa più essere solidale
(Madrid - intervista di Alessandro Oppes, "La Repubblica", 9 giugno 2008, pag. 4)

«Un paese cupo, antipatico, di cattivo umore, che ha perso il senso della solidarietà, e dove persino, l'espressione può sembrare un po' forte, emerge qualche sintomo di razzismo».
Javier Marias lo dice con rammarico, ma ne è profondamente convinto: la "decadenza" italiana è un dato di fatto secondo l'autore della trilogia Il tuo volto domani. E nasconde una minaccia che lo scrittore non ha timore a sintetizzare in una sola parola: «Fascismo».

- In un articolo pubblicato su El País, lei parla di una "brutta e povera Italia". Che paese è l'Italia che lei ha conosciuto, e che ora rimpiange?
«I miei primi viaggi risalgono agli anni Ottanta. Andavo a Venezia, e lì ho trascorso diversi periodi di vari mesi: in tutto un paio d'anni. Ma poi ho continuato a visitare il paese, spesso, fino ad oggi. L'Italia mi piace moltissimo, posso dire che - fuori dalla Spagna - è il paese dove mi sento più a mio agio, insieme alla Gran Bretagna. Per questo ho difficoltà a capire come un paese così squisito, e così dotato di senso dell'umorismo - lo dico come un grande elogio - sia potuto diventare tutto il contrario. Insomma, l'Italia per me era un paese "leggero", nel senso che vi sembrava prevalere l'allegria. Ora ho la sensazione che sia diventato pesante».

- Dove individua i sintomi, e le ragioni, della decadenza?
«In Italia è stata ormai chiaramente abbattuta la frontiera tra ciò che si può dire o non dire in pubblico. Il linguaggio da bar, quello che io preferisco chiamare "linguaggio da caverna", si è trasferito alla politica. È una forma superiore di demagogia, perché non si tratta solo di dire alla gente ciò che vuole sentire: il fatto che i politici adottino in pubblico il linguaggio crudo e brutale che dovrebbe essere confinato nel privato, gli dà legittimità. E ricompare nella bocca dei cittadini, ma con una veemenza molto superiore. Il pericolo è innegabile, perché può sempre accadere che ciò che si è detto si decida di metterlo in pratica, che si passi dalle parole ai fatti».


- Crede davvero che esista la seria minaccia di un rigurgito del fascismo?
«Spererei di no, però... sì. Esiste, eccome. La parola fascismo è una parola abusata. In Spagna la si utilizza ormai semplicemente come un insulto. Ma quando io l'ho utilizzata, ho ricordato il periodo del fascismo storico. Ci sono una serie di atteggiamenti, dichiarazioni, misure, che mi riportano alla memoria Mussolini, mi dispiace molto. Quello che sorprende è che certe cose possano accadere senza che la gente percepisca il pericolo. Parecchi di noi non hanno vissuto il periodo tra gli anni Trenta e la Seconda guerra mondiale, però sappiamo come nacquero certi regimi. Qui si annunciano misure contro i rom, si criminalizza un intero gruppo etnico: non dimentichiamo che i gitani furono una delle etnie perseguitate dal nazismo. Immaginiamo che si dicessero degli ebrei le stesse cose che si stanno dicendo in questi giorni dei rom: il mondo intero insorgerebbe».

- Questo che significa, che non abbiamo appreso la lezione del passato? O forse che 60 anni sono sufficienti per dimenticare?
«Darei per buona la seconda: la gente dimentica, dimentica molto facilmente. E soprattutto non associa, non stabilisce un collegamento tra gli eventi della storia e i fatti del presente».

- Come pensa che si sia potuto imporre, in Italia, il fenomeno Berlusconi?
«Immagino che le ragioni vengano da una classe politica che, per quanto abile, è molto instabile. Dopo i lunghi anni di governo democristiano, il crollo del Psi di Craxi, la perdita di prestigio della sinistra seguita al crollo del muro di Berlino, lo scandalo di Mani pulite, la gente ha cominciato a diffidare dei professionisti della politica. Berlusconi non lo è, o per lo meno non lo era. Lo stesso Bossi ho l'impressione che non lo sia: è più che altro un demagogo. Gente che non capisce neppure che cos'è una democrazia. Possono essere pure arrivati al potere in modo democratico, ma questo non basta: la patente di autentici democratici bisogna guadagnarsela giorno per giorno, con i fatti. Visto come stanno le cose, preferisco di gran lunga che siamo governati da politici professionisti».

- Lei parla di populismo, ma ammette che, di questi tempi, l'Italia non è un caso unico: con tutte le differenze, cita Hugo Chávez, la Polonia dei gemelli Kaczynski e lo stesso presidente francese Sarkozy.
«Ricordo un dibattito al quale partecipai, due anni fa, insieme a William Boyd. Riconoscevo, allora, di avere sempre avuto una grande ammirazione per la Francia: ma aggiungevo che il fatto che Sarkozy fosse in quel momento il politico più ammirato (ancora non era stato eletto presidente) mi inquietava profondamente. Temo che il tempo mi stia dando la ragione. Il caso dell'Italia è ancor più plateale, perché tutto sta avvenendo in modo più gridato, più scoperto. Quello che temo di più è che tutte queste cose possano essere contagiose, che possano contagiare altri paesi. Si sa, l'imbecille ha successo nel mondo. Le idee più stupide trionfano».

Commenti