Anna Maria Ortese

~ In sonno e in veglia ~

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lunedì, 04 febbraio 2008

margheriteMichele Ranchetti
(1925 - 2008)


Ultima linea rerum

(I)

L'itinerario ha inizio
ed è sempre, via in una sorte
luogo dimora patria del nascere
e morire e dell'essere
che non ti rappresenta ma ti vince
ed è la sola
che per te significa la morte
e la consente.


(II)

La fine del confronto: una
verità libera: era
necessaria la fine per compiere
e conoscere fuori dal luogo
dell'origine:
le figure della madre e del padre
impedivano il vero.


Muoiono le figure dell'assenso
vite non più parallele s'interrompono
d'essere presente è il compito, non più la sorte.
Tu non sei
più vicino alla fine che al principio
e il dove è inesistente: ora precipita
o sale e si sottrae: si avverte
come presenza oltre l'assenza eterna.

1.

Veglio mia madre nel silenzio
e confronto il silenzio che è suo, inerte,
con il mio vigile: è il tempo che si rompe
contro le ossa, il suo profilo non regge
alla sorte dell'aria e della luce.
È fragile il suo corpo, ma duro contro il tempo,
è il tempo che la nutre, la conforta:
la vita parallela di chi vive
di fronte al suo morire è rischio
di un'altra sorte.

2.

Veglio mia madre nel silenzio
nel silenzio del corpo e della mente
dentro la mente vagano pensieri
in cerca di un silenzio e una fine.

3.

Ogni morte è un annuncio: preparate
le cose necessarie: il nome, le misure
del corpo e della morte, le figure
della sua storia.

4.

Nella mia mente vagano pensieri
di un inizio e una fine:
come la mano cerca l'altra mano.
Non è una verità:
la sua morte conferma l'esistente
dall'inizio alla fine.
Non è una verità né una conferma.
Nessuno crede: è troppo breve
già questo tempo
perché si creda ad altro.

5.

Una luce di anni che somiglia
alla luce del giorno ma è più forte
al confronto: è la luce perpetua
della preghiera e nel suo augurio libera
questa luce di oggi dalla morte.

6.

Ora, morta mia madre, nessuno mi protegge
dal pensare a me stesso.
"Nelle tue mani...", le sue mani cercano
tra le coperte. "In Paradisum deducant te
Angeli..." lo diceva ridendo alla fatica
di salire le scale, ed era quasi
giovane. Ma era viva? Non so quando
ora che la distanza cresce e si fa oscuro
il tempo, tutto il tempo, della sua vita
fissare un tempo prima della sua vita
fissare un tempo prima della morte
o ad essa prossimo: tutto il tempo
ne è divenuto segno, traccia, solo
un passaggio brevissimo, un istante
di vita, un'apparenza.

7.

"Non è di questa terra"
la memoria insiste
su questa terra perché non precipiti
fuori di essa, come se ancora
sopravvivesse nella vita. Ma ora
io confesso la morte.



8.

(I)

È una visitazione
da soglia a soglia
prima che la distanza
cresca sino a sopprimere
ogni traccia del tempo
e il vuoto si spalanchi
tra l'ieri della vita e l'oggi
deserto e cieco.
"Un cuscino di legno", la richiesta
insensata ora acquista
il suono di ogni vero.
Tra domanda e risposta
ora si pone
la distanza del vuoto e corrisponde
ad un'altra natura.

(II)

Nella dolce alleanza
tra chi vive e chi muore
viveva il senso della mia vita.


9.

(I)

Mia madre è morta, io sono vecchio.
All'improvviso il senso dell'età
tronca la vita e me dentro di essa.
Come un viandante riprendo la strada
senza il muro di cinta.


(II)

Era mia madre questo muro forte
e nel contrasto io mi fermavo, vivo,
a guardare nei campi oltre di esso.
La natura è scomparsa, solo il lento
procedere dei passi, il sole è fermo
non batte l'ora.


(III)

Ora già tutto è diventato breve:
la luce, il passo e lo stesso mio corpo
e breve è il tempo e breve la distanza
tra me e la fine anche se la durata
della vita è immensa.


Tu credevi di assistere al declino, alla morte
ma tu sei il declino e la morte e nulla assiste
a qualcosa di te ma tutto ti comprende
ti distrugge e ti illumina.


(...) distrutto e fucilato da ogni evento
ora rimane la giustizia in effigie
in obbedienza a misure non più d'uomo: sento
una eco lontana di risveglio.


(I)

(...) solo una parte, un resto vuoi sapere
perché sia oscura la radice e sia
ciò che ti salva: la salute non è
affidata al conoscere.


(II)

(...) rimane quel tragitto, una preistoria
che non ha testimoni ma protegge.


Vedo mia madre che cammina libera
da misure del tempo: un desiderio
d'essere distolta infine da precisi
doveri e compiti per essere
al di fuori del segno della colpa
e del premio. Per questi
fini di sempre  il suo tempo non era
maturo ancora così come per vivere
dentro un paesaggio d'alberi e di cieli.


"La giustizia imputata" tutta
la vita ho chiesto di capirne
il senso ma era solo
l'attesa di un evento.

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