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domenica, 05 luglio 2009

Peggio delle leggi fasciste
di Annamaria Rivera
("il manifesto", 4 luglio 2009)




Sembrava iperbolico, ai soliti minimizzatori di professione, definire nuove leggi razziali i dispositivi del pacchetto sicurezza. Oggi che l’osceno ddl 733-B entra in vigore con le sue norme devastanti, a suggello finale delle leggi razziali, perfino i più moderati dei democratici hanno qualche sussulto. Norme gravissime in sé, a illuminarle di luce ancor più sinistra vi sono l’incoraggiamento alla delazione di massa, la legalizzazione di milizie private, l’incitamento alla caccia all’estraneo, che rendono più evidente la continuità con le fasi più oscure della storia europea.
Come durante i regimi fascisti, queste norme sono finalizzate a punire non singole condotte individuali criminose, ma una categoria di persone, in tal caso definita da una condizione non solo giuridica ma anche sociale: quella di lavoratore immigrato privo di titolo di soggiorno, non certo per sua scelta o volontà. Basta considerare l’introduzione del reato d’ingresso e soggiorno illegale, la dilatazione abnorme della detenzione amministrativa, l’aggravante di un terzo della pena per qualsiasi reato se commesso da “irregolari”, i dispositivi che tendono a inibire atti che concernono i diritti fondamentali della persona: l’accesso all’istruzione e alle cure mediche, a molti servizi e protezioni sociali, la possibilità di contrarre  matrimonio, la registrazione delle nascite e dei decessi… Si inverano così il rigurgito del passato più vergognoso –ma neppure il fascismo osò a tal punto- e nel contempo un radicale salto di paradigma: rispetto non solo ai fondamenti dell’ordine costituzionale e della civiltà giuridica,  ma perfino ai presupposti minimi che rendono possibile la convivenza degli umani (e anche di altre specie). Che altro è se non la cancellazione di un principio elementarmente umano la possibilità, prevista dalla legge, che un infante venga strappato dallo Stato alla madre “irregolare”, dato che la legge le vieta di riconoscerlo? E non è forse più crudele delle norme  del regime mussoliniano la sottrazione di ogni protezione agli apolidi, oggi di fatto esposti alla deportazione?
Coloro che ci governano non sono maestri di etica personale, tanto meno pubblica. Sporcaccioni - e bacchettoni quando conviene - ogni giorno danno prova di quale rispetto abbiano dell’umano: dalla mercificazione totale dei corpi femminili alla espropriazione e marchiatura simbolica dei corpi degli stranieri e dei minoritari, che essi hanno provveduto a rappresentare come onnipresenti, proliferanti, minacciosi. Gli uni e gli altri deumanizzati, dunque esposti ad ogni insulto ed arbitrio. Le nuove leggi razziali a questo mirano o almeno questo effetto avranno: una mutazione culturale del clima del paese, già per molti versi alla deriva, per cui offese e violenze contro gli stranieri non saranno più considerate tali. “Clandestini” e rom non sono umani, dice la legge, dunque non trattateli da umani.
Come Domenico Gallo anch’io chiedo rispettosamente al Presidente della Repubblica di non promulgare questa legge per non rendersi corresponsabile di una nefandezza. Nel contempo penso che ogni forma di disobbedienza civile debba essere praticata. Io la pratico subito dichiarando che ho offerto ed offro solidarietà concreta ed assistenza umanitaria a persone prive del titolo di soggiorno.          

sabato, 04 luglio 2009

25 ottobre: Giornata nazionale dello sbattezzo

Giornata nazionale dello sbattezzo 2009

Dopo il successo dell’edizione 2008, durante la quale oltre mille cittadini inviarono la propria richiesta al parroco, l’UAAR ha deciso di organizzare per il 25 ottobre 2009 la seconda giornata nazionale dello sbattezzo. ‘Sbattezzo’ significa cancellazione degli effetti civili del battesimo, ossia l’elementare diritto, sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e riconosciuto da un provvedimento del Garante per la privacy, di poter abbandonare una confessione religiosa: nel caso specifico, di non essere più considerati dallo Stato come “sudditi” della Chiesa, “obbedienti” e “sottomessi” alle gerarchie ecclesiastiche, come recita il Catechismo.
Le ragioni per uscire dalla Chiesa Cattolica possono essere diverse: coerenza con i propri principi, protesta perchè discriminati in quanto omosessuali, donne o ricercatori, rivendicazione della propria identità atea o agnostica. Oppure la semplice onestà intellettuale di dire “non sono più dei vostri”.
L’UAAR non organizza controriti vendicativi, ma invita coloro che non sono più cattolici a esercitare questo diritto: stima in quindicimila il numero dei cittadini che già lo hanno fatto, ma ritiene che se coloro che non hanno ancora formalmente abbandonato la Chiesa cattolica lo faranno in una sola occasione, l’impatto della loro decisione sarà sicuramente amplificato.
Ci sono due modi per partecipare alla giornata dello sbattezzo:
1.
Attraverso i circoli/referenti UAAR. Le modalità variano da provincia a provincia, per cui è indispensabile contattare direttamente i relativi responsabili o consultare i siti internet dei circoli.
2.
Chi risiede in un provincia diversa da quelle di cui sopra, o chi risiede in una di queste province ma vuole sbattezzarsi individualmente, deve scaricarsi il modulo pubblicato sul nostro sito alla pagina www.uaar.it/laicita/sbattezzo/sbattezzo-modulo-per-parroco.rtf, compilarlo, fare una fotocopia della propria carta d’identità e inviare il tutto alla propria parrocchia di battesimo con raccomandata a.r. nei giorni immediatamente precedenti il 25 ottobre. Occorre poi inviare (entro il 25 ottobre) una e-mail a segretario@uaar.it comunicando l’adesione all’iniziativa, il proprio nome e cognome e il nome della parrocchia di battesimo: segretario@uaar.it risponderà confermando di aver conteggiato il richiedente nell’elenco (in modo assolutamente anonimo e confidenziale).
La stessa e-mail può essere contattata per i casi controversi.
Il dato pubblico degli sbattezzandi è e sarà formato, oltre che da chi si sbattezzerà tramite i circoli e i referenti, solo da chi ha ricevuto o riceverà l’e-mail con la conferma dell’inserimento nel conteggio. Non vogliamo presentare elaborazioni statistiche inverosimili come quelle della Chiesa cattolica.
Ricordiamo che la data dell’iniziativa è stata scelta in ricordo di quanto accadde il 25 ottobre 1958, giorno in cui  la Corte d’appello di Firenze assolse il vescovo di Prato, che aveva denigrato pubblicamente due giovani che vollero sposarsi civilmente. E li assolse non perché non li aveva diffamati, ma perché i coniugi erano “suoi sudditi, perché battezzati”: e dunque liberamente denigrabili da parte dell’autorità ecclesiastica.

Altre informazioni:
Le istruzioni ’standard’ per lo sbattezzo
Il gruppo su Facebook

venerdì, 03 luglio 2009

Alla Diaz, Genova, luglio 2001Genova, luglio 2001 aGenova,  luglio 2001Piazza Carlo GiulianiCarlo Giuliani Genova 2001
Sovversione di Stato
di Gabriele Polo
("il manifesto", 2 luglio 2009)


In un paese normale non dovrebbe stupire la richiesta di condannare Gianni De Gennaro per le falsità dette e per quelle che ordinò di dire ai suoi sottoposti sulla razzia poliziesca del 20 luglio 2001 alla scuola Diaz di Genova. Invece qui da noi rischia di essere considerato un caso esemplare. Per la rilevanza e la storia di chi è alla sbarra, ma anche per il rigore con cui è stata condotta un'inchiesta che proprio lo stesso imputato ha cercato in tutti i modi di svuotare, utilizzando il proprio potere. 
Del resto è anche vero che qui da noi di normale non c'è nulla, dalla macelleria genovese di nove anni fa ai tentativi di ricondurre la magistratura a una dependance dell'esecutivo e degli apparati di cui si circonda.
Gianni De Gennaro - capo della polizia nel 2001, poi promosso a capo Gabinetto del Viminale, infine tra i massimi dirigenti dei servizi segreti - è uno degli uomini più potenti d'Italia. La sua carriera ha attraversato governi di colore diverso, la sua scalata ai vertici dello Stato non ha conosciuto freni. Certamente possiede una grande professionalità, sicuramente conosce tutto di tutti quelli che contano, senza dubbio sa usare le informazioni in suo possesso e muoversi bene nelle stanze del potere. Insomma, non è l'ultimo arrivato, anzi. Eppure nel tentativo di depistaggio del processo che ne metteva in discussione l'agire durante il G8 di Genova e sotto accusa i suoi più stretti collaboratori, si è mosso come un elefante in un negozio di porcellane. Come se avesse da difendere ben di più che se stesso o l'onorabilità propria e del Corpo.
Da capo dei poliziotti ha ordinato ad altri poliziotti di mentire per evitare che emergessero le sue responsabilità «politiche» nella mattanza della Diaz. Che non fu solo un atto di violenza gratuita o una «lezione» da impartire a una generazione per convincerla - con le cattive - a non occuparsi più dei destini propri e del mondo, a starsene a casa. Ma che fu pure la pratica di un obiettivo prodomo di un progetto: la messa a regime dell'indipendenza delle forze dell'ordine rispetto all'organismo che - invece - dovrebbe lui sì essere indipendente, la magistratura. Vale la pena di ricordare come l'irruzione notturna alla scuola Diaz fu un atto criminale anche perché fatto al di fuori delle minime regole del diritto: nessun magistrato era stato avvisato, la polizia agì autonomamente, appropriandosi del potere d'arresto e di persecuzione penale. Cosa che il nostro ordinamento non prevede, cosa che rovescia i dettami costituzionali, come se un regime presidenziale prendesse il posto di uno parlamentare.
Fu una sovversione di stato. Che poi De Gennaro - con la copertura di tutti i governi che ne hanno scandito l'irresistibile carriera - cercò di coprire con l'eversione istituzionale della menzogna come ordine di servizio.
Sono passati quasi nove anni. Durante i quali la democrazia è dovuta arretrare lasciando spazio al populismo e all'autoritarismo. Le debolezze della sinistra, le sue subalternità, ne portano parte delle responsabilità; l'ascesa e la crisi del liberismo hanno avuto un ruolo. Ma le pratiche dispotiche che sono riuscite a diventare egemonia nella società italiana hanno trovato negli apparati dello stato delle sponde straordinarie. Ora - alla vigilia di un nuovo G8, mentre l'accumulo di potere in poche mani assume caratteristiche da fine impero - la richiesta di condanna per uno dei protagonisti di quella deriva autoritaria può aprire due strade diverse e opposte tra loro: ristabilire un punto di diritto, se l'imputato sarà trattato come un «comune cittadino»; sprofondare nel verminaio delle lotte di potere, se la sua eversione istituzionale troverà il conforto di una «considerazione speciale».

Pina Bausch Pina Bausch
Il ricordo di un allievo speciale
«Lei era il mio sogno,
la passione, la vita, tutto»
di Pippo Delbono
("il manifesto", 1 luglio 2009)


Pina Bausch l'ho conosciuta nell'87. Andai a Wuppertal per farle vedere Il tempo degli assassini. La prima volta non venne e io l'avevo fatto proprio per lei, ma erano presenti gli attori della sua compagnia. Tornarono e stavolta c'era anche Pina. Finito lo spettacolo, era rimasta in sala, c'era solo lei. Ma ho saltato una tappa: conoscevo la sua arte perché avevo assistito, a Wuppertal, ad Arien, lo spettacolo nell'acqua. Era stato un incontro straordinario. Non avevo mai visto niente di simile: era il teatro, la vita, l'emozione, tutto. In quel periodo, avevo delle cicatrici in un occhio a causa di un herpes mal curato e vedevo strani riflessi nell'acqua. Ma l'esperienza era stata talmente forte che le avevo dimenticate. Eppure il primo contatto fisico che ebbi con Pina fu una sua carezza sull'occhio ferito. Anni dopo, quando venne da me, le raccontai la mia emozione per il suo spettacolo e lei: «Ne hai visto solo uno? Dovrai vedere tutti gli altri». Così feci e restai. È nato da lì questo amore, questa passione così grande. Per me era diventato un sogno, «il sogno».
Lei lavorava soltanto con danzatori di livello eccelso. Però mi chiese di fermarmi. Lasciai tutto e rimasi a Wuppertal dove è iniziato il mio viaggio con questa signora. Un viaggio pieno di incontri e momenti particolari. Abbiamo anche condiviso il tempo delle vacanze e c'è stata la straordinaria conoscenza con Bobò. Pina ne era affascinata. Lui è stato il solo a avere il coraggio di mandarla via: «Devi tornare dopo - le disse una volta - noi stiamo provando...». L'unico a non avere soggezione. Pina riusciva a essere circondata sempre da un alone di soggezione. Non perché fosse una donna rigida, ma perché era un'artista grande, anche nel quotidiano. Sentivi che avevi davanti a te qualcuno profondamente libero, come un bambino.
L'ultima volta, a Parigi, le consigliai di andare da un medico. Aveva problemi di respirazione, ma si arrabbiò moltissimo. Siamo rimasti a parlare a lungo e le ho detto delle cose che non le avevo mai confessato. Anche che avevo preso quel suo atteggiamento di insicurezza sul mondo. Pina diceva sempre «non so....». Quando glielo ricordavo, ripeteva che, in effetti, ci sono cose così grosse di cui non possiamo sapere proprio nulla. Quel giorno mi ha detto una frase molto bella: «Io e te siamo vicini, cerchiamo entrambi la verità».
Le sue ultimissime parole? «La prossima volta non mi consigliare di andare dal medico. Al limite, se vieni con un dottore molto bello e affascinante, potrei ricredermi...», aveva scherzato.
Per me, la sua morte è stata come perdere una gamba, lei è stata una parte importante della mia vita. Certo, adesso si parlerà di tutto ciò che ha rappresentato nel teatro, nell'arte. Ma io mi chiedo: come farò a non vederla più? Mi sembra impossibile. I grandi maestri sono scomparsi, l'arte è tutta una rappresentazione, c'è un momento di vuoto e una nostalgia di un passato che riguarda tutto, anche la politica. Ci sembra di ricordare i tempi degli ideali, delle passioni, i tempi di lotta e dell'arte. Insomma, i tempi di Pina Bausch. Ma lei non tornerà.

mercoledì, 01 luglio 2009

Alessandro PeruginiAlla Diaz, Genova, luglio 2001Genova,  luglio 2001Genova, luglio 2001 aCarlo GiulianiPiazza Carlo Giuliani

Secondo l'accusa, chiese al questore di mentire sui fatti della Diaz nel 2001

G8 di Genova

luglio 2001,

il pm:

condannate

De Gennaro.

Per l'ex capo della polizia chiesti 2 anni

martedì, 30 giugno 2009

Pina BauschPina Bausch
27 luglio 1940
30 giugno 2009
Una vita meravigliosa...

Pina Bausch 2Pina Bausch 3Pina Bausch 1Pina Bausch 4
postato da: gdc alle ore 15:45 | link | commenti
categorie: maestri, memoria, ora e sempre resistenza, pina bausch, archivio gdc